I giapponesi dell’antiberlusconismo

Torna come “Carosello” l’antica questione della presunta ineleggibilità di Silvio Berlusconi per conflitto di interessi, questione già risolta molte volte all’inaugurazione delle legislature, anche di quelle in cui era la sinistra antiberlusconiana ad avere la maggioranza. Naturalmente non c’è niente di nuovo né nei fatti né nelle acquisizioni giuridiche. La novità è puramente politica: la straordinaria condizione che ha imposto un’alleanza di governo tra le due formazioni che hanno a lungo esercitato la funzione di perno di coalizioni contrapposte, e la volontà di una parte dei parlamentari del Partito democratico di farla naufragare prima che possa cominciare a consolidarsi.
18 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 21:26 | 5 AGO 20
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Torna come “Carosello” l’antica questione della presunta ineleggibilità di Silvio Berlusconi per conflitto di interessi, questione già risolta molte volte all’inaugurazione delle legislature, anche di quelle in cui era la sinistra antiberlusconiana ad avere la maggioranza. Naturalmente non c’è niente di nuovo né nei fatti né nelle acquisizioni giuridiche. La novità è puramente politica: la straordinaria condizione che ha imposto un’alleanza di governo tra le due formazioni che hanno a lungo esercitato la funzione di perno di coalizioni contrapposte, e la volontà di una parte dei parlamentari del Partito democratico di farla naufragare prima che possa cominciare a consolidarsi. Questi giapponesi dell’antiberlusconismo puntano probabilmente a creare una maggioranza con il M5s e Sel in commissione per proclamare l’ineleggibilità del leader della seconda forza parlamentare, con l’illusione di trasformare poi questa risibile “Congiura dei pazzi” in una maggioranza di governo.
Naturalmente si tratta di una pura elucubrazione, che non tiene conto della situazione reale, dell’effetto che avrebbe il tracollo dell’unica maggioranza possibile, della resistenza che questa prospettiva avventuristica troverebbe. Tutto ciò non esclude però che la manovra antigovernativa vada a segno. Contare sul fatto che nel comportamento dei parlamentari democratici prevalga la considerazione degli interessi del paese, e persino degli interessi del partito, si è dimostrato già più volte un calcolo eccessivamente razionale. Ma almeno, come suggeriva la Jena sulla Stampa di ieri, qualcuno dica a Zanda che Berlusconi è già stato eletto, e governa insieme a lui.